Sport & Medicina

LA NUTRIPUNTURA AL SERVIZIO DELLA SALUTE [ leggi ]
SPORT e ARITMIE

Il cuore è un muscolo suddiviso in 4 cavità, chiamate atri (destro e sinistro) e ventricoli (destro e sinistro). Gli atri raccolgono il sangue proveniente dalle vene e da lì lo spingono nei ventricoli che a loro volta lo pompano in circolo; in particolare il sangue povero di ossigeno e ricco di anidride carbonica, proveniente dai tessuti periferici, giunge in atrio destro dalle vene “cave” e poi dal ventricolo destro arriva ai polmoni dove viene ossigenato; il sangue ossigenato, dalle vene polmonari e poi attraverso l’atrio ed il ventricolo sinistro, viene pompato al resto del corpo.

Naturalmente, per permettere una funzione coordinata e sincronizzata di atri e ventricoli ed una corretta contrazione del cuore (sistole) è necessario che gli impulsi elettrici originino e si propaghino in modo ordinato, il che avviene attraverso altre cellule specializzate che costituiscono il normale sistema di conduzione elettrica del cuore.

La propagazione normale degli impulsi elettrici origina da una regione (situata nella regione superiore dell’atrio destro), chiamata “nodo del seno”, che può essere considerata la “centrale elettrica” del cuore. La frequenza cardiaca (ossia il numero di battiti al minuto) viene “decisa” proprio a livello del nodo del seno in risposta alle necessità dell’organismo. Per questo motivo il normale ritmo cardiaco viene detto “sinusale” e l’accelerazione del battito cardiaco, per esempio durante uno sforzo o un’emozione intensa, se supera i 100 battiti al minuto viene chiamata “tachicardia sinusale”.

Le cellule cardiache tuttavia sono potenzialmente tutte in grado di contrarsi spontaneamente. Inoltre, la contrazione di ogni singola cellula cardiaca si propaga sempre a tutte le altre anche al di fuori del normale sistema di conduzione, dando origine ad una sistole. In condizioni normali gli impulsi che originano dal nodo del seno superano in frequenza quelli di tutte le altre cellule cardiache, regolandone quindi l’attività. In condizioni particolari (non necessariamente patologiche), alcune regioni cardiache sono particolarmente “eccitabili”, dando origine a battiti anticipati rispetto a quelli normali, chiamati appunto “extrasistoli”. Le extrasistoli determinano una contrazione meno efficace e possono non essere percepite al polso con conseguente sensazione di “battito mancante”; il successivo battito normale invece è più energico e può essere sentito soggettivamente come una palpitazione più intensa.

Le extrasistoli possono nascere dagli atri o dai ventricoli; talora (in particolare quelle ventricolari) possono essere un segno di cardiopatia anche grave (pertanto meritano sempre un’attenta valutazione cardiologica), ma nella maggior parte dei casi si presentano in cuori peraltro normali. Possono essere particolarmente intense in soggetti molto allenati, tanto che in alcuni casi viene consigliato un periodo di sospensione dall’attività (“detraining”) che, se associato a riduzione delle aritmie, conferma l’assenza di rischio elevato e permette un successiva normale ripresa dell’attività agonistica.

Talora le extrasistoli possono presentarsi in sequenze di battiti ripetitivi rapidi (tachicardie). Le tachicardie ventricolari sono più frequentemente associate a cardiopatie e generalmente (anche se con molte eccezioni) maggiormente sintomatiche; in molti casi l’attività agonistica è controindicata. Le altre tachicardie (dette “sopraventricolari”) sono generalmente più benigne e limitano l’attività sportiva non tanto per un elevato rischio ma soprattutto perché spesso compaiono durante sforzo o stress e sono particolarmente fastidiose e limitanti. Sono dovute generalmente ad un piccolo “corto circuito” che coinvolge le normali vie elettriche del cuore o vie elettriche “anomale” congenitamente presenti. Spesso queste tachicardie, non associate a cardiopatia, possono essere trattate anche definitivamente con un piccolo intervento in anestesia locale (ablazione transcatetere) inserendo un piccolo “sondino” (elettrocatetere) attraverso il sistema venoso che localizza ed elimina il circuito anomalo, consentendo la guarigione definitiva e la ripresa dell’attività sportiva, anche agonistica.

Dr. Massimo Zecchin
Responsabile Elettrofisiologia d'Elettrostimolazione ed Ambulatorio Aritmie SC di Cardiologia - Trieste
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’Associazione Italiana Aritmologia e Cardiostimolazione
Tesserato FIDAL

ALLENAMENTO PER LO SPORT - CRESCITA E MATURAZIONE

E' stato storicamente ipotizzato che la regolare attività fisica sia importante come normale supporto alla crescita e alla maturazione dei giovani atleti e forse essa può anche stimolarle.
I dati attualmente disponibili indicano che la pratica regolare e l'allenamento sportivo durante l'infanzia e l'adolescenza non influenzano il tasso di crescita naturale i tempi e i ritmi della maturazione somatica, sessuale e scheletrica nei ragazzi di entrambi i sessi presumibilmente sani. Questo è evidente anche negli scarsi dai sui giovani atleti praticanti discipline di corsa. I dati sui giovani atleti di vari sport sembrano sottolineare un ruolo primario dei fattori costituzionali (strutturali, funzionali, comportamentali) nella selezione e nei processi d'individuazione di giovani atleti di entrambi i sessi.
Diversamente dalla crescita in altezza e dai tempi e ritmi di maturazione biologica, l'allenamento regolare sportivo può influenzare però la massa e la composizione corporea; infatti l'allenamento è sicuramente associato ad una diminuzione del grasso in entrambi i sessi e occasionalmente con un incremento della massa magra anche nei ragazzi. Modificazioni nella grassezza dipendono dall'attività continuata, regolare o dall'allenamento per il mantenimento della condizione.
Quando l'allenamento viene ridotto in maniera significativa, il grasso tende ad accumularsi, tuttavia è difficile distinguere gli effetti dell'allenamento sulla massa magra dalle modificazioni previste che avvengono con la normale crescita e la maturazione sessuale.
La grassezza relativa non aumenta molto con l'età durante l'adolescenza, specie nelle atlete femmine, come invece accade nei non atleti/e.
L'allenamento regolare sportivo durante l'infanzia e l'adolescenza è associato ad un incremento nel contenuto minerale osseo. Di particolare importanza è l'osservazione che il minerale osseo stabilito durante l'infanzia e l'adolescenza è un fattore determinante dello stato minerale osseo adulto.
Le diete restrittive e/o i disturbi alimentari contribuiscono alla demineralizzazione delle ossa nelle atlete di sesso femminile. In atlete di alto livello l'iterazione tra disturbi alimentari e una dieta carente di apporto energetico, la cessazione dei cicli mestruali regolari e l'osteoporosi viene chiamata la "triade della donna atleta" e può essere fonte di preoccupazione per alcune atlete adolescenti: Si noti che spesso ci vogliono parecchi anni dopo il menarca perche' i normali cicli si stabilizzino.
Nei maschi "gli incrementi significativi della forza e nella massa muscolare anche in età prepuberale non portano ad un ipetrofia muscolare e non portano ad un più precoce inizio dell'attività puberale" (Malina et. al. 2004) a differenza di quanto da taluni sostenuto ma non dimostrato scientificamente.
Tuttavia un'eccessiva specializzazione ad una età prepuberale che comporti uno stress alimentare o peggio una pratica dietologica associata ad un'enfasi sulla magrezza o su un peso ottimale finalizzato ad una prestazione sportiva, possono contribuire allo sviluppo di un'alimentazione disturbata.
NS. estratti da vari testi pubblicati da ROBERT M. MALINA - da "Crescita e maturazione ed influenza nell'allenamento" 2004 - Pubblicaz. Centro Studi FIDAL

Conclusioni - Ns. parere
A seguito dell'estratto di pubblicazione riportata sopra, a maggior ragione riteniamo che come l'attività sportiva ordinaria faccia indubbamente bene al giovane sportivo sia in termini fisici che psicologici cosi' come riteniamo che una specializzazione precoce e cioe' sviluppata ancora nell'età della crescita (es. esasperazione nell'allenamento della corsa resistente), non comporti assolutamente un beneficio nello sviluppo fisico del giovane sia nell'ipotesi che questo continuerà nella pratica sportiva raggiungendo anche alti livelli di risultati, sia che contiunerà l'attività fisica per il proprio benessere, sia che smetterà di praticare lo sport (come non ci si augura).
A volte le società sportive giovanili pur di prediligere la pubblicazione del proprio nome sul giornale, l'avvenuta scoperta di giovani talenti o presunti tali, non in possesso di adeguate risorse economiche, tecniche ecc. invece continuare a sviluppare e a crescere il giovane talento, preferiscono (diciamo cosi') "forzare" la crescita di forza o di resistenza del giovane, oppure di esaltare eccessivamente il ragazzo o la ragazza che ottiene buoni risultati in attività giovanile, senza considerare il suo stadio evolutivo di crescita che a volte può essere anticipato rispetto a quello di un altro coetaneo per ragioni fisiologiche naturali.
Sarebbe come se un' azienda anzichè investire sul futuro, si accontentasse sempre di massimizzare il profitto a discapito dell'investimento per il futuro esaltando un prodotto come finito giunto in realtà appena al primo stadio. Un'azienda senza futuro, senza crescita, con piccoli campioncini che non continueranno a praticare agonismo e sport in genere proprio nel momento del loro massimo sviluppo fisico ed emotivo (categorie assolute) in quanto non più motivati a continuare l'attività e che saranno solo motivati a riprenderla dopo i 35 anni di età spesso seguendo un modello "fai da te'" e quindi non ottimale. Qui ci rifacciamo all'idea che almeno coloro che iniziano un'attività come la corsa all'età di 35 anni (specie su strada tanto di moda oggi) si facciano consigliare da "veri" esperti del settore sul come intaprendere l'atletica che non hanno potuto o voluto svolgere precedentemente.

A.S.D. POLISPORTIVA TRIVENETO TRIESTE
Orientamento sportivo dell' Associazione approvata da tutti i nostri tecnici e dal nostro statuto


LE PROTEINE Le principali caratteristiche e le diverse tipologie delle vitamine ( in pdf )

Le proteine sono composti di azoto altamente complessi che si trovano in tutti i tessuti animali e vegetali. Sono costituite da aminoacidi e sono indispensabili per la crescita e la riproduzione dell’organismo.

AMINOACIDI ESSENZIALI: sono detti essenziali perché l’organismo non li sintetizza e senza di loro non avviene la sintesi proteica. Per questo motivo dobbiamo assumerli con la dieta.

L’apporto di proteine in alimenti vegetali è maggiore rispetto in altri, come nelle carni. Le carni hanno in ogni modo una buona concentrazione di proteine. Il latte e le uova hanno l’apporto di proteine ottimale.

Gli aminoacidi arrivati al sangue costituiscono il pool di AMINOACIDI LIBERI che possono prendere 3 strade:
1. SINTESI DELLE PROTEINE CORPOREE
2. DEMOLIZIONE CON PRODUZIONE DI ENERGIA nel corso di attività fisica intensa!!
3. NEOGLICOGENESI con formazione di glicogeno, che viene immagazzinato nel fegato e nei muscoli

AMINOACIDI A CATENA RAMIFICATA ( BCAA ): VALINA, LEUCINA, ISOLEUCINA sono in grado di ridurre il catabolismo proteico e stimolare la sintesi proteica sia nel fegato che nel muscolo. Di fondamentale importanza è il fatto che i BCAA vengono metabolizzati esclusivamente a livello muscolare. È stato dimostrato che nel corso di esercizio fisico intenso l’attività dell’enzima BCKA-deidrogenasi muscolare è dieci volte aumentata, perché c’è una maggiore utilizzazione dei BCAA nell’esercizio fisico direttamente a livello muscolare.

I CARBOIDRATI

Sono detti anche IDRATI DI CARBONIO-ZUCCHERI-GLUCIDI.
Sono composti organici contenenti carbonio, ossigeno e idrogeno. Con la dieta si ha un apporto di zuccheri complessi detti polisaccaridi sia di origine vegetale (amido) che animale (glicogeno) oltre al glucosio, fruttosio e galattosio (che sono monosaccaridi) e saccarosio, lattosio e maltosio (disaccaridi).

Gli zuccheri complessi, durante la digestione intestinale, vengono demoliti in zuccheri semplici che vengono assorbiti dall’apparato digerente e immessi nel sangue. Nell’uomo il glucosio non utilizzato forma il glicogeno che viene immagazzinato nel fegato e nei muscoli e verrà scisso all’occorenza.

I carboidrati rappresentano il carburante essenziale per prestazioni atletiche ad alta intensità. I carboidrati sono essenziali nell’alimentazione di tutte le specialità che richiedono l’estrinsecazione di elevati livelli di forza esplosiva in quanto sono il carburante essenziale utilizzato dalle fibre muscolari “rapide”. Fondamentale è l’apporto di carboidrati in quelle specialità che comportano un dispendio energetico medio-alto e protratto per tempi relativamente lunghi.

Le riserve di glicogeno muscolare nei muscoli dei calciatori sono ridotte di circa il 50% al termine della gara. In condizioni di “svuotamento” delle riserve di glicogeno, che avviene lavorando a frequenze cardiache mediamente alte e per consumi di ossigeno superiori al 60-70%, vi è una diminuizione della endurance muscolare, ma anche una netta diminuizione della forza e della velocità.

In condizioni climatiche disagevoli la capacità di lavoro dei muscoli delle gambe può scendere al di sotto del 47% del normale e la perdita di liquidi può raggiungere e superare i 2 litri.

I carboidrati devono essere sciolti in acqua fresca e devono essere assunti in piccole quantità (100-200 ml) ad intervalli frequenti (15-20 minuti) per assicurare il messimo dell’assorbimento dei singoli componenti, per assicurare una perfetta idratazione e per non interferire con processi digestivi. Una bevanda a base di acqua con l’aggiunta di carboidrati complessi, somministrata nel corso di gare di elevata intensità, assicura un rapido svuotamento gastrico e facilita l’assorbimento di zuccheri, sali minerali ed acqua. Consente inoltre all’atleta di arrivare dall’inizio del riscaldamento a fine gara in perfetto stato di idratazione e di rimpiazzare immediatamente le eventuali perdita di glicogeno muscolare che si possono avere anche a causa dell’ansia pre-gara e del dispendio energetico del riscaldamento stesso.

LARA BARBIERI, DOTTORESSA IN TECNICHE ERBORISTICHE

Le principali caratteristiche e le diverse tipologie delle vitamine:
VITAMINA
RUOLO
CARENZA
ABUSO
FONTE
VITAMINA A (RETINOLO, BETACAROTENE) Favorisce la crescita di vari
tessuti e la funzionalità visiva
Determina la cecità notturna, lesioni cutanee Problemi della pelle, nausea, vomito, dolori alle ossa, mal di testa Latte e derivati, fegato, olio di fegato di merluzzo
VITAMINA D
(CALCIFEROLO)
Partecipa alla mineralizzazione dello scheletro. È presente in natura. Può esser prodotta dall'organismo grazie ai raggi solari Debolezza e tensione dei muscoli.
NEI BAMBINI: rachitismo, gambe ad arco
NEGLI ADULTI: predisposizione alle fratture
Disturbi intestinali, depositi di calcio nei tessuti muscolari Pesci grassi, tuorlo d'uovo, latte
VITAMINA B1
(TIAMINA)
Catalizzatore di diversi processi nell'organismo Problemi alla digestione, disturbi nervosi Non è particolarmente tossica Cereali,legumi, frutta, fegato,uovo,latte e derivati
VITAMINA B2
(RIBOFLAVINA)
Catalizzatore di diversi processi nell'organismo Dermatiti e stomatiti - -
VITAMINA B6 (PIRIDOSSINA) Necessaria per la sintesi di proteine, favorisce la sintesi di emoglobina rara Danni ai nervi Cereali, legumi,carni,pesce, uova, latte, lievito di birra
VITAMINA B12 (COBALAMINA) Partecipa alla sintesi delle proteine, trasportatore dell'acido folico Non è frequente Non è tossica Carni, pesce, latticini, uova
VITAMINA B9
(ACIDO FOLICO)
Indispensabile nel metabolismo, favorisce il rinnovamento cellulare di diversi tessuti Disturbi intestinali non gravi Non è tossica Verdura a foglie verdi scure, cereali, fegato, legumi, tuorlo d'uovo, frutta secca
VITAMINA PP
(NIACINA)
Catalizzatore di diversi processi nell'organismo PALLAGRA
(3D=dermatite, diarrea, demenza)
Arrossamento della pelle, problemi intestinali Carni, pesce, farina di cereali
VITAMINA H
(BIOTINA)
Catalizzatore di diversi processi nell'organismo rara
Caduta dei capelli, arrossamento cutaneo
Non è tossica Verdura, cereali integrali, lievito, fegato, frutta secca, tuorlo d'uovo, farina di soya
VITAMINA B5
(ACIDO PANTOTENICO)
Indispensabile nel metabolismo, molto usata in cosmesi Rara perchè presente in quasi tutti gli alimenti Non è tossica Alto contenuto in: broccoli, uovo e lievito di birra
VITAMINA C
(ACIDO ASCORBICO)
Indispensabile per la normale attività degli enzimi; ha un'azione antiossidante; indispensabile nella sintesi del collagene e nella cicatrizzazione.Indispensabile per la normale attività degli enzimi; ha un'azione antiossidante; indispensabile nella sintesi del collagene e nella cicatrizzazione Affaticamento, ritardo della cicatrizzazione, diminuizione delle difese dell'organismo In individui predisposti può determinare formazione di calcoli renali, mal di testa e diarrea Verdure fresche, frutta, in particolare agrumi
VITAMINA E
(TOCOFEROLO)
È un potente antiossidante, utile nel rinnovamento cellulare e protezione dei tessuti Può essere carente nei bambini nati prematuri;
Comunque rara
Non è tossica. In concentrazioni elevate può compromettere l'assorbimento di altre vitamine Olio d'oliva, frutta secca, verdure a foglia verde
VITAMINA K È prodotta dalla flora batterica; utile nei processi di coagulazione rara Non è tossica Verdure a foglia verde, latte e derivati

SISTEMA NERVOSO AUTONOMO, CUORE E SPORT

Il sistema nervoso autonomo è la componente del sistema nervoso che regola le funzioni vitali del nostro organismo (circolazione, digestione, in parte respirazione, ecc) anche al di fuori della nostra volontà.
Il cuore è una pompa in grado di pompare mediamente circa 5 litri di sangue/minuto a riposo e fino a 25 l/min durante sforzo in individui particolarmente allenati. Esso è pertanto soggetto a variazioni notevoli di prestazione, modificando sia la frequenza cardiaca che la "gittata sistolica", ossia il volume di sangue spinto con ogni singola contrazione. Un complesso gioco di stimoli nervosi ed neuro-ormonali regola tali parametri mantenendo l'apporto di sangue, e pertanto di ossigeno, sempre adeguato alle necessità dell'organismo. In particolare la regolazione è operata dal sistema nervoso autonomo, o neurovegetativo, diviso in componente "simpatica" e "vagale" (o "parasimpatica"); la componente simpatica e gli ormoni ad esso collegati, come l'adrenalina, determinano un incremento, anche molto rapido, della frequenza cardiaca, della capacità contrattile del cuore e quindi della disponibilità di sangue ed ossigeno ai tessuti; l'adrenalina viene prodotta, in presenza di particolari stati emotivi, anche prima dell'effettiva necessità fisiologica dell'organismo, rendendolo quindi già preparato all'azione. Nei nostri antenati ciò era spesso necessario per la sopravvivenza, preparando l'organismo a "fight or flight" (ossia combattere o fuggire). Per tale motivo la "scarica di adrenalina" che precede ed accompagna le gare rende spesso possibili prestazioni difficilmente ottenibili senza la componente emotiva della competizione.
Nei momenti di riposo, al contrario, prevale la componente del sistema nervoso autonomo chiamata "parasimpatica" o "vagale (poiché gli impulsi viaggiano soprattutto attraverso un nervo chiamato "vago"). La componente vagale è prevalente per esempio durante la digestione (favorisce i movimenti di stomaco ed intestino) od il sonno e determina un abbassamento della pressione e della frequenza cardiaca.Tale componente è molto evidente, a riposo, negli sportivi ed in particolare in coloro che svolgono un'attività di tipo aerobico come il fondo; in questi soggetti il cuore, allenato a pompare grandi quantità di sangue per lunghi periodi, è grado di mantenere a riposo una portata adeguata anche riducendo il numero di battiti cardiaci; non è raro infatti trovare atleti con frequenza cardiaca a riposo di 45 o meno battiti al minuto.

Dr. Massimo Zecchin
Responsabile sezione di Elettrofisiologia ed Elettrostimolazione ed Ambulatorio Aritmie
Struttura Complessa di Cardiologia
Ospedale di Cattinara, Trieste


IL TENDINE D'ACHILLE

Il tendine d'Achille è un voluminoso tendine della gamba che origina dalla fusione delle aponeurosi ( guaine ) dei muscoli gemello mediale, gemello laterale e dal soleo. Si dirige verso il basso inserendosi a ventaglio sul margine inferiore della tuberosità calcaneare. Il tendine presenta un diametro approssimativo di circa 6 mm nel soggetto sano e all'analisi anatomica ed ecografica presenta una sezione rotondeggiante nel soggetto normale, più ovalare nell'atleta e nel soggetto allenato. Il tendine risulta unito alla superficie ossea del calcagno da una struttura fibrocartilaginea, dando origine all'inserzine tendinea; l'inserzione tendinea non è vascolarizzata. Importanti elementi accessori del tendine solo le borse retrocalcaneare e pretendinea e il triangolo adiposo di Kager posto posteriormente tra il tendine, il calcagno e i tendini dei muscoli flessori.
La funzione principale del tendine d' Achille è quella di estendere il piede.
Il tendine può andare incontro a fenomeni degenerativi ( tendinosi), infiammatori ( tendinite, peritendiniti, borsiti), entesiti ovvero processi infiammatori dell'inserzione tendinea al calcagno.
Le tendinopatie degenerative si manifestano con ispessimento del tendine, calcificazioni e caratteristici segni ecografici .
Le forme infiammatorie presentano o no un modico ispessimento del tendine e caratteristici segni clinici ed ecografici.
L'entesite presenta un ispessimento tendineo al calcagno con presenza talora di depositi di calcio.
Statisticamente età della popolazione più soggetta a patologia tendina dell'achilleo è di circa 33,5 anni.
La sede di rottura del tendine staticamente più frequente è posta a 3 / 4 cm dall'inserzione al calcagno. La rottura tendinea può essere completa o incompleta.
Allo stato dell'arte si può affermare che l'ecografia e la RMN (Risonanza magnetica nucleare) sono gli esami strumentali più affidabili nell'approccio alla patologia del tendine d'Achille.
Nelle affezioni dell'achilleo gli approcci terapeutici sono molteplici ( fisioterapici, farmacologici, chirurgici).
Da non dimenticare l'importanza delle calzature sportive e la consapevolezza che un dolore in sede tendinea è sicuramente segno di un processo infiammatorio che deve essere curato. Il trascurare certi segni può portare col tempo a danni irreversibili di tipo degenerativo non più curabili e invalidanti da un punto di vista sportivo e sociale.

dott. Gabriele Schiavinato. - ns. specialista dei lanci, consigliere, nonchè consulente medico-scientifico

DOLORE ALLA PIANTA DEL PIEDE

La fascia plantare o aponeurosi plantare è una struttura anatomica connettivale che si estende dal tubercolo mediale del calcagno sino all'avampiede dove si inserisce a livello delle strutture ligamentose.
Da un punto di vista meccanico e anatomico la fascia plantare contribuisce a sostenere l'arco longitudinale del piede ( ossia contribuisce a dare alla pianta del piede l'aspetto concavo).

L'infiammazione della fascia plantare che si verifica in particolare nei podisti (ossia nei confronti dei corridori di lunghe distanze anche al di fuori della pista) genera una dolenzia elettiva a livello della pianta del piede e in particolare all'inserzione della fascia plantare al tubercolo mediale del calcagno.

L'esame ecografico permette una rapida e precisa disgnosi evidenziando in questo caso un ispessimento della fascia nella sede infiammata.

La sospensione degli allenamenti nei casi più lievi, la fisioterapia e la terapia farmacologica nei casi più dolorosi permettono una guarigione piuttosto rapida.
C'è da sottolineare che l'utilizzo di calzature improprie e l'attività podistica svolta su terreni particolarmente duri (come asfalto e cemento) sono da considerarsi cause facilitanti l'insorgenza della fascite plantare.

Da ricordare infine che il potenziamento delle strutture muscolo-ligamentose delle articolazioni del piede
nonchè gli esercizi di allungamento (stretching), per il piede devono essere considerati elementi importanti nella normale preparazione dell'atleta.

Ricordiamoci del Colosso d'argilla...
dott. Gabriele Schiavinato
Consulente medico-scientifico e nostro allenatore dei lanci